lunedì 29 aprile 2013

Consiglio comunale del 23/04/2012 Villa Carcina. ODG: Applicazione del reato di tortura.


Il 10 dicembre 1984 l'assemblea generale dell'ONU ha adottato la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105)
La Convenzione concretizza la proibizione generale della tortura, obbligando gli Stati contraenti ad adottare una serie di provvedimenti adeguati, per assicurare la prevenzione e la lotta contro le torture e per proteggere l'integrità fisica e spirituale delle persone private della loro libertà.
Questa convenzione istituisce - analogamente ai Patti del 1966 - un sistema di controllo internazionale. Gli Stati contraenti devono rendere conto ogni quattro anni alla Commissione dell'ONU contro la tortura (CAT) delle misure da loro adottate per adempire gli obblighi che la Convenzione impone loro. La commissione può prendere posizione sui rapporti o formulare proposte di ordine generale.
 Con la ratifica da parte del 20° Stato membro, dal 26 giugno 1987 la Convenzione dell’ONU del 1984 diviene efficace.
 Per la Repubblica italiana la Convenzione stessa ha efficacia dall'11 febbraio 1989, avendo l’Italia depositato alle Nazioni Unite il relativo strumento di ratifica. La legge che autorizzava tale atto di ratifica (3 novembre 1988) conteneva l'ordine di esecuzione d'uso per le norme della Convenzione, già di per se esaustive, introducendo di fatto direttamente  nell'ordinamento italiano gli obblighi della Convenzione.
Ma tutto ciò è insufficiente al rispetto effettivo della Convenzione ONU, anzi proprio del suo "nucleo" essenziale, infatti gli art.1 e art.4 in combinato disposto sanciscono l'obbligo per gli Stati di legiferare affinché qualsiasi atto di tortura (come pure il tentativo praticare la tortura o qualunque complicità o partecipazione a tale atto) fosse espressamente e immediatamente contemplato come reato nel diritto penale interno, conformemente alla definizione di tortura prevista all'art.1 della Convenzione, con specifiche pene adeguate.
Contrariamente a detti impegni presi in sede internazionale, nel Codice Penale italiano il reato di tortura non è mai stato inserito.                                                                                                                  
In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità.                                                                    
La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti.                                                                                                                     La convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti è stata adottata a Strasburgo il 26 novembre 1987                                                                                                                                                           Per l’Onu e l’Europa la tortura è un crimine contro l’umanità, ma per l’Italia non esiste. l’Italia viene ripetutamente condannata dalla Corte di Strasburgo per violazione dei diritti umani. I “reati” di tortura in Italia sono terribilmente in aumento, grazie alla sua impunibilità.                                                                                                                                      Concludo  con:
Dei delitti e delle pene di  Cesare Beccaria pubblicato nel 1764.  "Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, né la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch'egli abbia violati i patti col quale fu accordata. Quale è dunque quel diritto, se non quello della forza, che dia la potestà ad un giudice di dare una pena ad un cittadino, mentre si dubita se sia reo o innocente? Non è nuovo questo dilemma: o il delitto è certo o incerto; se certo, non gli conviene altra pena che la stabilita dalle leggi, ed inutili sono i tormenti, perché inutile è la confessione del reo; se è incerto, è non devesi tormentare un innocente, perché tale è secondo le leggi un uomo i di cui delitti non sono provati. Ma io aggiungo di più, ch'egli è un voler confondere tutt'i rapporti l'esigere che un uomo sia nello stesso tempo accusatore ed accusato, che il dolore divenga il crociuolo della verità, quasi che il criterio di essa risieda nei muscoli e nelle fibre di un miserabile. Questo è il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti."[. "Altro ridicolo motivo della tortura è la purgazione dell'infamia... Si crede che il dolore, che è una sensazione, purghi l'infamia, che è un mero rapporto morale...Un dogma infallibile ci assicura che le macchie contratte dall'umana debolezza e che non hanno meritata l'ira eterna del grand'Essere, debbono da un fuoco incomprensibile essere purgate; ora l'infamia è una macchia civile, e come il dolore ed il fuoco tolgono le macchie spirituali ed incorporee, perché gli spasimi della tortura non toglieranno la macchia civile che è l'infamia?. "...l'infamia è un sentimento non soggetto né alle leggi né alla ragione, ma alla opinione comune. La tortura medesima cagiona una reale infamia a chi ne è la vittima".
Il consiglio comunale di Villa Carcina, chiede che:                                                                                   il Parlamento intervenga al più presto con una legge che riconosca e applichi l’art.1 e l’art. 4 della convenzione ONU e Europea contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Hanno votato a favore: Rifondazione Comunista-Liberamente-Crescere Insieme                                         Hanno votato contro PDL - Astenuti: Lega Nord

Ordine del giorno: LIMITE REDDITUALE PER PENSIONE DI INVALIDITA’ Il Consiglio comunale di Villa Carcina


Consiglio comunale del 23/04/2012 Villa Carcina
Premessa:
Sulla delicata questione del calcolo del reddito, per ottenere la pensione di invalidità, siamo da sempre per calcolare il reddito individuale, senza considerare quello del coniuge. L'invalidità stessa è individuale, mentre il peso di tale invalidità ricade sulle persone a loro più vicine. Colpirle anche economicamente è umanamente devastante. Prendendo come
riferimento il reddito familiare non si fa altro che colpire la parte più debole e indifesa del Paese, introducendo per “paradosso” gravi discriminazione tra gli stessi invalidi. Basta pensare che, due persone con una stessa invalidità, possono o meno percepire l'assegno se siano sposati o meno. Preoccupa pertanto una recente sentenza della Corte di Cassazione che afferma il contrario, rischiando così di escludere decine di migliaia di persone dal diritto di ricevere la pensione di invalidità.
Il presupposto politico della sostenibilità finanziaria è del tutto falsa e ipocrita, dato che nel nostro paese c’è una evasione totale ( fiscale, contributiva, iva, costi della corruzione ecc) pari a 300 miliardi di euro l’anno, 400 miliardi delle attività criminali, mentre nel sistema pensionistico pubblico, esistono privilegi che da decenni rapinano i soldi versati dai lavoratori dipendenti e non per solidarietà a persone più bisognose.
Per questo, attraverso l’ordine del giorno che ho presentato, impegna il Consiglio comunale a chiedere al Parlamento una netta presa di posizione attraverso una legge che stabilisca, una volta per tutte, senza libere interpretazioni, che si deve tener conto solo del reddito della persona.
____________________________________________________________

Ordine del giorno:  
LIMITE REDDITUALE PER PENSIONE DI INVALIDITA’
Il Consiglio comunale di Villa Carcina
Premesso:
che negli ultimi cinque anni il sistema del welfare pubblico ha subito pesanti tagli da parte del Governo centrale, causando il ridimensionamento, quando non la chiusura, di prestazioni e servizi sociali essenziali;

che la nostra Costituzione garantisce i diritti sociali a promuove l’eliminazione degli ostacoli di uguaglianza;

che la spesa sociale non è un costo da tagliare, ma un investimento per un futuro migliore, socialmente inclusivo;

che la pensione di invalidità è un diritto sociale individuale:

Considerato:
che desta forte preoccupazione il recente pronunciamento della Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, Sentenza n. 7.320 del 22 marzo 2013) che afferma che il reddito a cui fare riferimento non è solo quello individuale, ma deve essere sommato a quello del coniuge, se presente;

che la Sentenza non è legge e non incide immediatamente sulle prestazioni di milioni di invalidi civili, ma, potrebbe condizionare il confronto in corso fra INPS e Ministero del Lavoro proprio su questo tema;

che l’INPS a fine 2012, aveva emanato con circolare n°149 che prevedeva già il computo del reddito coniugale (e non più individuale) ai fini della concessione della pensione, che in seguito alle proteste delle Associazioni e dei Sindacati è stata poi ritirata;
Ritenuto:
necessario un immediato intervento da parte del Parlamento per evitare che una decisione di un tribunale possa escludere decine di migliaia di persone dal diritto ad avere la pensione di invalidità, già esigua nell’importo.
Chiede che:
il Parlamento intervenga al più presto perché si faccia chiarezza su un tema così delicato, stabilendo per legge che il limite reddituale per ottenere la provvidenza economica legata all’invalidità civile, parziale o totale, sia riferito solo ed esclusivamente al reddito personale.
Hanno votato a favore: Rifondazione comunista, Liberamente,
Cresciere Insieme, Pdl.                                                                                                Si sono astenuti: Lega Nord

Dichiarazione di voto del consigliere Marsilio Gatti, capogruppo del Partito della Rifondazione Comunista, sulla mozione presentata dai consiglieri Elisa Fontana per la Lega Nord e Cristiana Taiola per Crescere Insieme nel consiglio comunale del 23/04/2013.


Ritengo che: non mi sia possibile votare contro la mozione perché ci siano delle ragioni da parte dei presentatori della mozione ne votare a favore della  mozione perché ritengo un puro regolamento dei conti e continuità della vecchia logica cementificatoria del territorio “rapinato” al diritto dei cittadini.
Quando Liberamente ha presentato la proposta della commissione speciale, dichiarai che ero d’accordo sulla parte della indagine storica che ci portava a capire come si era arrivati al PA5. Allora la maggioranza compresa la LEGA NORD votava contro tale proposta e Crescere Insieme a favore. Dopo un anno la proposta viene di nuovo ripresentata a firma di: Liberamente e Rifondazione e la maggioranza PDL-Lega Nord, votano a favore e Crescere Insieme contro. Si è perso un anno per tale indagine che allo stato attuale la commissione avrebbe svolto definitivamente il suo compito e avrebbe relazionato le sue conclusioni al consiglio comunale.                                    
Poi fatta la commissione, poco tempo dopo Crescere Insieme lascia la commissione e in seguito (dopo circa un anno) la Lega Nord segue e la storia continua.
Era chiaro che: sia la Maggioranza composta da PDL e Lega Nord prima e PDL, dopo l’uscita della Lega Nord, che Crescere Insieme, non avevano nessuna intenzione e volontà che la commissione facesse il suo lavoro perché a nessuno interessava del perché è stato possibile creare il PP5, fino ad arrivare al PA5. Perché allora come oggi, vigeva e vige la cultura che il territorio doveva e deve, essere cementificato. Tutti “volevano” la commissione per potersi fare la propria guerra, ma  a volere che la commissione svolgesse il ruolo definito dal consiglio comunale, cioè: SAPERE, si era e si è in pochi (anche se l’atteggiamento della attuale maggioranza è cambiato).                          
I capigruppo consiliari di Liberamente e di Rifondazione Comunista hanno presentato , ormai da quasi un anno, l’osservazione al Piano di Governo del Territorio, sull’area denominata, Piano Particoleggiato n°5, variazione d’uso dell’area: da edificabile, a verde ad uso Pubblico. Pensavamo e pensiamo, che siano cadute,  ormai , le ragioni della STU  e la necessità , di costruire, anche se questa amministrazione non ha intenzione di accogliere tale osservazione e quindi riportare l’area al servizio dei cittadini di Villa Carcina-  Questa società è costata fino ad ora senza far niente e senza il progetto definitivo per una amministrazione, all’ora, incompetente che non sapeva come fare e come uscirne dall’errore di tale creazione societaria, avendo anche cambiato il regolamento della società che dava ai soci di minoranza il potere di maggioranza, tra progetti e mantenimento della società, quasi due Milioni di EURO.
Ho scritto che l’allora amministrazione era incompetente e incapace, non per pura opposizione ma, cito solo un esempio: mi ricordo che nel 2001 l’amministrazione fece fare uno studio di fattibilità per il sottopasso di Pregno per collegare meglio ed in sicurezza, la zona industriale e la statale della Valletrompia, da tale studio e progettazione risultò che: dichiarazione del Sindaco Evaristo Bodini: “ non era possibile attuare tale progetto perché da 2,8 miliardi di lire, si passava ad un costo di 5 Miliardi di lire, con un aggravio per la amministrazione da 530 milioni a 2,7 miliardi”.  Riflessione:                                                                                                                                 Se ho a disposizione 2,8 miliardi di lire che sono sufficienti per fare la rotonda e vorrei fare il sottopasso che è più basso dell’alveo del fiume e quindi infiltrazione dell’acqua, che per non farlo diventare una bagnarola c’è bisogno di attuare l’impermeabilizzazione, che nel tratto del sottopasso ci passa il canale dell’acqua che va verso la ex TLM e devo deviarlo, diventa ovvio che il costo dell’opera minimo si raddoppia.                                                                                                                                                Domanda: quanto è costato tale progetto, dato che, non occorreva lo studio e analisi dei tecnici, ma solo l’uso della ragione?                                                                                    
Non aveva senso costruire una società di trasformazione urbana in un comune di 11 mila abitanti, dato che , Villa Carcina non è una metropoli urbana. Far nascere una società come la STU devi mantenerla. Se si voleva costruire, dato che avevate la maggioranza, bastava vendere l’area ai privati, che all’ora quelle aree erano, super ricercate e quotate, specialmente aree di centro e che il comune di villa Carcina con i soldi della vendita dell’area avrebbe costruito quello che voleva. All’ora si il comune e la piazza ecc, sarebbero stati a “costo zero” per il comune, ovviamente incorporato era la “rapina” del territorio ai cittadini.                                                                                                  
Allo stato attuale i consiglieri comunali non sanno ancora (in senso ufficiale, ovviamente) del perché il comune di Villa Carcina che fa parte della società denominata STU, che ha la maggioranza assoluta, non abbia approvato i bilanci 2010-2011-2012-della società, sostituito i consiglieri dimissionari e quali sono i motivi di tale scelta, che avrebbero dovuto essere comunicati al consiglio comunale.
 Il Sindaco e la giunta, rappresentano il comune di Villa Carcina, che ha la maggioranza di tale società e la maggioranza dei consiglieri. ha l’obbligo di dichiarare esplicitamente se tale società debba essere messa in liquidazione, come previsto dalla legge nazionale sulle società partecipate, specialmente le STU, anche se la non approvazione dei bilanci e la non definizione del progetto indica solamente che società e  progetto è ormai decaduto e non attuabile, sia per le condizioni finanziarie e di mercato e quindi non più sostenibile, sia per le necessità del comune. Che tale società e progetto non ha più senso d’esistere e che sono in corso trattative per la soluzione concordata è altrettanto ovvio..                                                                                                                                                
La società “nuova piazza” denominata STU,ha depositato alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di BRESCIA il 10/01/2012  l’inizio della procedura concorsuali, cancellazione e scioglimento.                                                                                  
Scioglimento data 19/01/2012                                                                                                         Liquidazione data 19/01/2012
Rifondazione Comunista ha fatto il possibile perché non venisse cementificata l’area del PP5 e poi denominata PA5. Il possibile come proposte perché tale area ritornasse alla comune utilità, con il minore  costo possibile per i cittadini. Già da allora con Valter Saresini che rappresentava Rifondazione, ed era il solo nel consiglio comunale ad opporsi al  progetto di cementificazione, che è stato redatto dalla giunta Bosio e accettato, con modifiche dalla giunta Bodini , fino ad oggi sempre,  Rifondazione e Liberamente che continuano con il diritto comune dell’area PA5.
Come ho dichiarato nella assemblea il 06-10-2011, salvare l’area denominata PA5 dalla cementificazione, per i bisogni della comunità, è fondamentale, anche se dovremo pagare un prezzo come collettività.
Pertanto non parteciperò al voto sulla mozione presentata dalla Lega Nord e Cresciere Insieme, per guerre inutili e dannose per la collettività.

lunedì 22 aprile 2013

Il ciclo - Il tempo L’evoluzione!




Il ciclo - Il tempo L’evoluzione!


Splende il sole
 i suoi raggi irradiano 
 monotono ciclo è il suo 
 per altri migliaia di anni. 


L’acqua, “vecchia” 
 dalla notte dei tempi, 
 la inquiniamo 
 purificata 
 la natura restituisce
 monotono ciclo è il 
suo per altri migliaia di anni. 


Imperterrito nel tempo 
 l’uomo procrea 
 senza domandarsi 
 che ci sta a fare 
 a questo mondo 
 e il suo tempo 
 è un lampo.




25/02/2013


Marsilio Gatti

Lettera aperta al pontefice.

Invio questa lettera aperta al sig. Jorge Mario Bergoglio: papa Francesco.                                                  
GESU':  "La mia casa è casa di preghiera e voi ne avete fatto una spelonca di ladri!".                                                                                                                                     
PAPA FRANCESCO : “Vorrei una chiesa povera per i poveri “.                                                                                                                                  

CARO papa, segua l'esempio dell'Arcivescovo cipriota Crisostomo II, che si è dichiarato disponibile ad alienare tutto l'immenso patrimonio della Chiesa ortodossa del suo paese. Un patrimonio fatto di palazzi, terreni, quote di società, azioni degli istituti bancari. compreso una birreria. Questa diretta assunzione di responsabilità per salvare Cipro dal collasso economico, senza dovere sottostare al diktat dei criminali bancari e della finanza dell'Unione europea. "Usiamo le nostre proprietà per salvare i bilanci e investire centinaia di milioni, perché la gente possa lavorare e la Chiesa prosperare”  ha detto l'Arcivescovo Crisostomo II, (se non è un’ipocrita, sarà il tempo a deciderlo, il dubbio è l’omaggio alla speranza.)  La Chiesa cipriota è il primo possidente terriero del paese.                                                                      
PAPA FRANCESCO:   “Costruiamo ponti, edifichiamo la pace”.                                                                                                 

CARO papa, elimini la banca del Vaticano, denominata lo I.O.R di cui ella è il capo supremo, dove il denaro custodito e ottenuto, gronda di sangue,  gridando vendetta al cospetto di DIO.  CARO papa,  elimini la organizzazione  dei cappellani militari, sacerdoti cattolici inquadrati nelle forze armate italiane presenti in ogni caserma, che accompagnano le navi da guerra e le “missioni” militari all'estero. I cappellani militari costano  allo Stato Italiano, compresa la loro organizzazione, 20 milioni di euro l’anno.                                                                                                                         

Smettendo di coltivare la cultura della morte e lo stato Italiano a finanziarla.                              
PAPA FRANCESCO:   "San Francesco insegna il rispetto e la custodia del creato"                            (cantico delle creature)                                                                                                                                      

Avere a cuore il creato, per i credenti, dovrebbe significare prendersi cura delle creature di Dio e dell'ambiente in cui ognuno di noi vive.                                                                                              
Papa Benedetto XVI: “Difendiamo il creato dall'egoismo dell'uomo, minato da uno sfruttamento selvaggio, dall'inquinamento, scelte e stili di vita e che a farne le spese, ha aggiunto, sono soprattutto "i poveri “.                                                                                                   Caro Papa, il “suo creato” (il mio è ecosistema) è drammaticamente in distruzione  inquinato, bombardato, maciullato nelle sue materie prime e umane e soprattutto nel suo insito sapere. Gli scritti e le parole (anche se importanti, perché rimangono nella storia) non risolvono i problemi, ma la loro attuazione si.     Le auguro tutto il bene umano.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Marsilio Gatti. 24/03/2013 - 

martedì 25 dicembre 2012

L’ITALIA E LA DEVASTANTE CULTURA DEL FURBO


  Articolo giornalino comunale di fine anno.  Marsilio Gatti Capogruppo consiliare del Partito della rifondazione Comunista Villa Carcina.   12/2012


QUELLO che non tollera lo stato di diritto e le sue istituzioni. Quello che le usa e le occupa per i propro interessi e privilegi. Quello che evade 300 Miliardi di Euro l’anno complessivi. Quello delle speculazioni finanziarie e bancarie 2.144 Miliardi di Euro in 30 anni e il debito pubblico è di 2.000 Miliardi di euro.  Quello delle corruzioni 70 Miliardi di Euro l’anno. Quello dei privilegi 2 miliardi di Euro l’anno, ecc. Parlerò della proposta di  legge PER IL REDDITO MINIMO GARANTITO, chiamato anche reddito di cittadinanza, reddito universale o reddito minimo di esistenza. E’ una forma di sostegno economico attuata nell'Unione Europea (ad  eccezione di Italia, Grecia e Ungheria). Nel 1992 la Commissione europea ha adottato una risoluzione (n. 441) in cui è stato definito il RMG come un diritto sociale fondamentale, esortando gli Stati membri a istituire un quadro giuridico che garantisca questo diritto, solennemente sancito all’art. 34- 3° comma della Carta dei diritti UE. Il RMG, attuerebbe i principi contenuti nella Carta ONU dei diritti dell’uomo. Tradotto; giovani in attesa di prima occupazione, disoccupati e persone in condizione di marginalità. Viene attribuito a ognuno almeno il 60% del reddito medio riferito a ciascun Paese, oltre a misure aggiuntive come aiuti o tariffazioni agevolate per gas, luce, affitti, trasporti, scuola, sanità o per spese straordinarie e urgenti. Stati che hanno la legge sul RM; Belgio- Lussemburgo-Austria- Scandinavia- Olanda-Germania-Gran Bretagna- Francia. Le cifre base variano da Paese a  Paese: si va dai 613 euro in Belgio, 425 in Francia, 645 in Irlanda, 1.044 del Lussemburgo, fino ai 1.665 della Germania. Questo reddito è: Inalienabile e incondizionato, corrisposto alle persone fisiche e non alla famiglia, per promuovere l'autonomia dell'elemento più debole della famiglia, anziché il benessere della famiglia intesa come entità indivisibile. Il RMG è un reddito di base universale pagato a tutti, per una somma sufficiente a esistere e a partecipare alla vita della società. Una donna potrebbe lasciare il marito, un adolescente la famiglia. La gente potrebbe imparare a non avere più paura, dal momento che non deve più temere la fame. Il RMG non soltanto farebbe della libertà una Realtà anziché un mero slogan, ma costituirebbe l'attuazione di un principio profondamente radicato anche nella tradizione religiosa e umanistica dell'Occidente, che suona: l'uomo ha il diritto di vivere, di disporre di cibo, ricovero, assistenza sanitaria, istruzione, ecc. E’ intrinseco all'essere umano e non può venire limitato per nessun motivo. IN ITALIA?  Gli ammortizzatori, dai sussidi di disoccupazione, alle liste per ottenere l'indennità di mobilità, fino alle varie forme di cassa integrazione e assistenza, richiedono una intermediazione politica. Invece il RMG NO! La contrarietà dei sindacati, degli enti bilaterali e territoriali è di perdere il loro potere di veto nel determinare l'accesso agli ammortizzatori sociali, determinando questo ritardo della legge rispetto al resto dell'Europa. Resta il fatto che la legge è stata per anni ed è boicottata per interessi di parte, che non hanno niente a che vedere con il bene dei lavoratori e dei cittadini.                         
   UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE. 






domenica 21 ottobre 2012

Dichiarazione di voto del capogruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista, Marsilio Gatti, sul piano comunale per l’attuazione del diritto allo studio 2012-2013 - Consiglio comunale del 03-07-2012



PREMESSA

Non ripeterò quanto detto nei precedenti piani di studio comunali, che lo stato massacra la scuola, fonte della evoluzione umana, che la Regione finanzia la scuola privata, essendo la regione di inquisiti, che non hanno, più neanche la dignità di esistere.
Che i piani scolastici, dalle ultime riforme non fanno che escludere gli esseri umani dalla formazione umana, ma per la formazione di umani meccanici.
Che la scuola oggi non da precedenza “alla vita, all’ambiente, alla bibliografia ma alla meccanica robotizzata “mentale”.
La scuola “oggi” non è più fonte di creazione umana, ma una macchina che stritola, che seleziona gli individui e che ogni anno aumentano le differenze economiche di partenza di ogni persona.
Bocciare è come “sparare nel cespuglio e se nel cespuglio c’era qualcuno, non è colpa di nessuno ma del cespuglio”.
Non ripeterò che bisogna differenziare aumentando la scala parametrale delle  tabelle della partecipazione economica, anche se una parte degli evasori ne trarrebbero beneficio.
Non ripeterò quello che ho detto in commissione di poter avere il minimo di analisi e sintesi dei progetti integrativi, dell’offerta formativa concordati con l’istituto Olivelli delle  per capire e fare delle proposte in merito.
QUELLO CHE ANDRO’ A LEGGERE È LA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO.
ED E’ COMPOSTA DI 10 PAGINE.  QUELLA CHE LEGGERO’ E’ UNA SINTESI, MA AGLI ATTI VERRA’ DEPOSITATA INTEGRALMENTE. QUINDI QUELLI CHE VORRANNO LEGGERLA INTEGRALMENTE DOVRANNO LEGGERLA QUANDO VERRA’ PUBBLICATA ALL’ALBO PRETORIO.

DICHIARAZIONE

«La Repubblica  Italiana riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo”.
Per comprendere il perché delle foibe o dell’esodo di molti italiani che risiedevano lungo i confini orientali dell’Italia, occorre inquadrare questi avvenimenti in un più vasto contesto storico.
I fatti, i timori, che avevamo espresso fin da quando fu istituito il giorno del ricordo si sono puntualmente avverati. Anche dalle più alte cariche dello Stato(1) si è sentito il dovere di enfatizzare una retorica che non contribuisce ad alcuna lettura critica del nostro passato, l’unica che possa servire ad elevare il nostro senso civile, ma che alimenta ulteriormente il vittimismo nazionale. Per questo voglio ribadire quanto scrivevano anni fa e scrivono gli storici da Collotti a Boca, con la prima Giornata del Ricordo per onorare le vittime delle foibe.
“Non era difficile prevedere che collocare la celebrazione a due settimane dal Giorno della Memoria in ricordo della Shoah,(2) ha significato dare ai fascisti e ai postfascisti la possibilità di urlare la loro menzogna-verità, per oscurare la risonanza dei crimini nazisti e fascisti e omologare in una indecente e impudica par condicio della storia tragedie incomparabili, che hanno l’unico denominatore comune di appartenere tutte all’esplosione sino allora inedita di violenze e sopraffazioni che hanno fatto del secondo conflitto mondiale un vero e proprio mattatoio della storia. Nella canea (3) soprattutto mediatica, suscitata intorno alla tragedia delle foibe dagli eredi di coloro che ne sono i massimi responsabili la cosa più sorprendente è l’incapacità dei politici della sinistra, che sinistra non sono, di dire con autorevolezza ed energia: giù le mani dalle foibe! Come purtroppo è già avvenuto in altre circostanze, l’incapacità di rileggere la propria storia, ammettendo responsabilità ed errori compiuti senza per questo confondersi di fatto con le ragioni degli avversari e degli accusatori di comodo, cadendo in un facile e ambiguo pentitismo, non contribuisce,  a fare chiarezza intorno a un nodo reale della nostra storia che viene brandito come manganello per relativizzare altri e più radicali crimini.
La vicenda delle foibe ha molte ascendenze, ma certamente la più rilevante è quella che ci riporta alle origini del fascismo nella Venezia Giulia. Fino a quando si continuerà a voler parlare della Venezia Giulia, di una regione italiana, senza accettarne la realtà di un territorio abitato da diversi gruppi nazionali e trasformato in area di conflitto interetnico dai vincitori della  guerra mondiale del 1914 - 1918, incapaci di affrontare i problemi posti dalla compresenza di gruppi nazionali diversi, si continuerà a perpetuare la menzogna dell’italianità offesa e a occultare (e non solo a rimuovere) la realtà dell’italianità sopraffattrice. Non si tratta di evitare di parlare delle foibe, come ci sentiamo ripetere quando parliamo nelle scuole del giorno della memoria e della Shoah, ma di riportare il discorso alla radice della storia, alla cornice dei drammi che hanno lacerato l’Europa e il mondo, nei quali il fascismo ha trascinato, da protagonista e non da vittima, il nostro paese.
Che cosa sanno ancora oggi, la maggioranza degli italiani sulla politica di sopraffazione del fascismo contro le minoranze slovena e croata (senza parlare dei sudtirolesi o dei francofoni della Valle d’Aosta) addirittura da prima dell’avvento al potere; della brutale snazionalizzazione              
-proibizione della propria lingua, chiusura di scuole e amministrazioni locali, boicottaggio del culto, imposizione di cognomi italianizzati, toponimi cambiati – (del significato e dell'origine di un nome proprio, sia esso di un luogo o di una persona, in questo caso si parla di antroponomastica).  come parte di un progetto di distruzione dell’identità nazionale e culturale delle minoranze e della distruzione della loro memoria storica? I paladini del nuovo patriottismo fondato sul vittimismo delle foibe farebbero bene a rileggersi i fieri propositi dei loro padri tutelari, quelli che parlavano della superiorità della civiltà e della razza italica, che vedevano un nemico e un complottardo in ogni straniero,  che volevano impedire lo sviluppo dei porti jugoslavi per conservare all’Italia il monopolio strategico ed economico dell’Adriatico. Che cosa sanno dell’occupazione e dello smembramento della Jugoslavia e della sciagurata annessione della provincia di Lubiana al regno d’Italia, con il seguito di rappresaglie e repressioni che poco hanno da invidiare ai crimini nazisti? Che cosa sanno degli ultranazionalisti italiani che nel loro odio antislavo fecero causa comune con i nazisti insediati nel Litorale adriatico, sullo sfondo della Risiera di S. Sabba e degli impiccati di via Ghega? Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell’arco di un ventennio con l’esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della seconda guerra mondiale. È qui che nascono le radici dell’odio, delle foibe, dell’esodo dall’Istria”.
“Nella storia non vi sono scorciatoie per amputare frammenti di verità, mezze verità, estraendole da un complesso di eventi in cui si intrecciano le ragioni e le sofferenze di molti soggetti. Al singolo, vittima di eventi più grandi di lui, può anche non importare capire l’origine delle sue disgrazie
; ma chi fa responsabilmente il mestiere di politico o anche più modestamente quello dell’educatore deve avere la consapevolezza dei messaggi che trasmette, deve sapere che cosa significa trasmettere un messaggio dimezzato, unilaterale”.
Da sempre nella lotta politica, soprattutto a Trieste e dintorni, il Movimento sociale (Msi) un tempo e i suoi eredi oggi usano e strumentalizzano il dramma delle foibe e dell’esodo per rinfocolare l’odio antislavo; rintuzzare questo approccio può sembrare oggi una battaglia di retroguardia, ma in realtà è l’unico modo serio per non fare retrocedere i modi e il linguaggio stesso della politica agli anni peggiori dello scontro nazionalistico e della guerra fredda. I profughi dall’Istria hanno pagato per tutti la sconfitta dell’Italia da qui bisogna partire ma anche da chi ne è stato responsabile) il dolore e l’esilio. L’Istria e le memorie divise d’Europa,  bisogna sapere guardare alle tragedie di casa nostra nel vissuto delle tragedie dell’Europa. Non esiste alcuna legge di compensazione di crimini e di ingiustizie, ma non possiamo indulgere neppure al privilegiamento di determinate categorie di vittime. Fu dura la sorte dei profughi dall’Istria, ma l’Italia del dopoguerra non fu sorda soltanto al loro dolore. Che cosa dovrebbero dire coloro che tornavano (i più fortunati) dai campi di concentramento,di sterminio, che rimasero per anni muti o i cui racconti non venivano ascoltati? E gli ex internati militari – centinaia di migliaia – che tornavano da una prigionia in Germania al limite della deportazione?
La storia della società italiana dopo il fascismo non è fatta soltanto del silenzio (vero o supposto) sulle foibe, è fatta di molti silenzi e di molte rimozioni. Soltanto uno sforzo di riflessione
complessivo, mentre tutti si riempiono la bocca d’Europa, potrà farci uscire dal nostro nazionalismo e dal nostro esasperato provincialismo
Non si può capire l’estrema, condannabile, violenza del regime di Tito, che ha generato le foibe e l’esodo di centinaia di migliaia di italiani, se non si ripercorre la storia del Novecento. Quando l’Italia, vincitrice nella Prima guerra mondiale, ingloba nel proprio territorio 327 mila sloveni e 152 mila croati, anziché scegliere la strada del rispetto per le minoranze, suggerito da Wilson (4) sceglie invece quella dell’assimilazione forzata e brutale. E’ con l’incendio, il 13 luglio 1920, del Narodni dom (5) la sede delle principali organizzazioni slave di Trieste, che ha inizio la grande campagna di snazionalizzazione della Venezia Giulia.
Se si leggono i rapporti dei prefetti e dei gerarchi fascisti, questa campagna viene descritta con differenti locuzioni: "assimilazione", "italianizzazione", "nazionalizzazione", "bonifica etnica", "epurazione etnica". Ma il significato è lo stesso: annientamento di un popolo.
Come hanno scritto i quattordici storici italiani e sloveni della Commissione mista(6)  Il colonialismo italiano (7)
E’ il tema della rimozione dei crimini sistematicamente commessi dall'Italia fascista nella costruzione del suo impero, in nome della "superiore civiltà italica" e della sua "missione civilizzatrice", in Africa (Libia, Etiopia, Somalia) e nei Balcani (Albania, Jugoslavia e Grecia). con un bilancio di morti, arrotondato per difetto, di 300.000 etiopi, 100.000 libici, 100.000 greci e 250.000 jugoslavi.
Tutto questo può bastare per scatenare odi e desiderio di vendetta? Basta per spiegare le foibe, anche se nelle foibe sono finiti degli innocenti e non il generale Roatta e tutti i criminali nazifascisti?
Non uno solo dei generali italiani che hanno operato nei Balcani, tra il 1941 e il 1943, ha pagato per i suoi crimini. Così come nessun generale o gerarca fascista ha pagato per le stragi, le deportazioni, l'uso dei gas in Etiopia e in Libia. Alcuni di costoro, anzi parecchi di costoro, hanno avuto incarichi ed onori dagli stessi governi della Repubblica, nata dalla Resistenza
Nella cerimonia a Palazzo Chigi sia Berlusconi che Fini hanno inserito la questione delle foibe dentro la campagna elettorale, mentre aprirono le liste a Fiamma tricolore e a Forza Nuova e alla cultura razzista della lega.
Le tragedie del 900 hanno avuto troppi occhi di chi non vedeva e non sentiva e non parlava,
Memoria e ricordo non devono evocare solo la tragedia, come fosse anonima,
Ricordare è importante al fine di evitare di ripetere gli stessi errori. Questo vale per i singoli individui ma vale anche per i popoli, la memoria dei popoli si chiama storia. Se apprendessimo la storia, non in maniera passiva e mnemonica (purtroppo privilegiata dalla scuola), ma analizzandola e comprendendola, probabilmente certi misfatti non si ripeterebbero.
Come si possono dimenticare queste parole pronunciate da Benito Mussolini nel 1920: “Di fronte a una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica dello zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possono sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani?”
Chi ha voluto la “Giornata Nazionale del Ricordo” non si è preoccupato tanto delle vittime e degli sfollati, quanto di usare le “foibe” per fare lotta politica, nel significato peggiore della parola. (8)
Dice e scrive:Angelo Del Boca (9)
“Per troppi decenni, sulle foibe, si sono scritte le menzogne più infami, dimenticando che nei Balcani il lavoro sporco lo hanno compiuto interamente gli italiani, seguendo le precise direttive dei più bei nomi del gotha dell’esercito di Mussolini.
Ho anche precisato, nei miei libri, che le guerre di conquista volute da Crispi, Giolitti e Mussolini, sono costate la vita di almeno 500 mila africani. Un progetto di legge, che porta il mio nome, per ricordare quelle vittime con l’istituzione di una giornata della memoria, giace negli archivi del Parlamento italiano e vi resterà per l’eternità”
La giornata del ricordo è stata istituita il giorno del trattato di pace, (sottoscritto dai rappresentanti italiani il 10 febbraio 1947 ).
Se teniamo conto della storia si sarebbe dovuto capire che le cause della perdita dell’Istria e tutto quello che è successo poi, non sono riconducibili o attribuibili al trattato di pace, ma sono attribuibili o riconducibili all’entrata in guerra e alla aggressione dell’Italia alla Iugoslavia.
E’ quello il momento in cui inizia tutta la tragedia che poi è avvenuta. Se si doveva istituire il giorno del ricordo, questa andava istituita il 10 Giugno, perché, il 10 GIUGNO 1940 L’ITALIA FASCISTA ENTRA IN GUERRA. Oppure il 6 Aprile perché, il 6 Aprile 1941 data della aggressione alla Jugoslavia. le armate italo-tedesco invasero la Iugoslavia e ne ottennero la capitolazione il 18 aprile, perché non è stato fatto? Perché avrebbe costretto a parlare di molte cose che dopo la 2° guerra mondiale non se ne è, nè parlato, nè insegnato.
E’ come se istituissimo il giorno del ricordo delle vittime dei bombardamenti di Dresda e Brema fatto dagli alleati Inglesi e Americani, la terribile  pioggia di morte provocò centinaia di migliaia di morti in due notti, se facessimo parlare i testimoni sopravissuti di quello che è loro accaduto, e i loro racconti ripetuti per anni, risulterebbero criminali gli Inglesi e gli Americani e non il Nazifascismo Italo Tedesco.
Ecco perché la giornata del ricordo è sbagliata. Quelli che l’hanno decisa vogliono scrollarsi di dosso la loro storia, ma non è con le falsità storiche che si costruisce il futuro e la convivenza sociale.
La memoria storica non può essere condivisa, perché non è lo stesso l’antifascismo e il fascismo e non possono essere paragonabili. Il primo lottava  per la libertà, la democrazia, la solidarietà, la dignità, il secondo era la sua negazione.
Andrebbe istituito le giornate dell’odio, perché è l’odio che  porta alle tragedie umane, anche se l’odio e il razzismo è parte integrante e diretta dagli interessi economici e di potere, cosi come le religioni.
Eliminare l’odio è difficile perché bisognerebbe riconoscere che è insito con gli interessi economici e di potere di una parte  come la deportazione degli immigrati operata a Rosarno, Reggio Calabria., o le assunzioni discriminatorie che attua la Fiat e difese dall’asse dell’A.B.C, o del disconoscimento del diritto alla maternità operato dalla ditta B.B, che se una donna rimaneva incinta veniva automaticamente licenziata.
La cultura costituzionale ancora oggi non esiste ed è difficile continuare a dire che la memoria deve essere condivisa, sarebbe la memoria degli ipocriti. Se supereremo la cultura dell’odio, del razzismo e della persecuzione, allora si che potremo dire di avere una memoria condivisa, perché è costruita su di un valore che è il rispetto e la difesa della dignità dell’essere umano, perché avremo abbattuto tutte le barriere  economiche e di potere che determinano i rapporti e la vita sociale da parte di una classe.

Voto contro,  non esiste la volontà politica e sociale di trasmettere la nostra storia, da dove veniamo, e quanto ci è costato una società che dovrebbe essere democratica e fondata sui valori umani e solidali, costituzione che dopo più di 60 anni,
ancora non è la storia e cultura di un popolo-non viene insegnata come vera materia scolastica alle nuove generazione, ed è la carta costituzionale del vissuto di quelli che hanno pagato di persona le abominevoli e nefaste conseguenze della cultura nazifascista. Conoscere le proprie radici e la propria storia è niente altro che evoluzione dell’essere umano per diventare umano in una società democratica e solidaristica, che al centro e al di sopra di tutto c’è la dignità dell’essere umano e solo la eliminazione di ogni odio nella cultura sia sociale che  politica potrà attuarla. La scuola  dovrebbe essere educatrice dei valori umani e la costituzione dovrebbero essere materia di studio, evitando disastri futuri. Un altro mondo è possibile.

1) La Repubblica  Italiana riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo". al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» (legge 30 marzo 2004 n. 92)
2) come il discorso del presidente Napolitano
3)"Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
4) insistente abbaiare dei cani che inseguono la selvaggina.
5) Thomas Woodrow Wilson (Staunton, 28 dicembre 1856Washington, 3 febbraio 1924) è stato un politico statunitense. Fu il 28º presidente degli Stati Uniti (in carica dal 1913 al 1921).
6) l Narodni dom (in sloveno, Casa del popolo o Casa nazionale) di Trieste era la sede delle organizzazioni degli sloveni triestini, un edificio plurifunzionale nel centro di Trieste, nel quale si trovavano anche un teatro, una cassa di risparmio, un caffè e un albergo (Hotel Balkan).

7) La Commissione venne istituita nell’ottobre 1993 su iniziativa dei Ministri degli Esteri di Italia e Slovenia con la consegna dei  lavori della Commissione che sono terminati nel luglio 2000
La Relazione venne divulgata tramite stampa nella primavera 2001 in quel loro documento purtroppo dimenticato, "il fascismo cercò di realizzare nella Venezia Giulia un vero e proprio programma di distruzione integrale dell'identità nazionale slovena e croata". Programma che l'Italia fascista cercò di completare nel 1941, quando incorporò nel proprio territorio la parte meridionale della Slovenia. Adesso non erano più le squadracce di Francesco Giunta a usare violenze sulle minoranze slave, ma l'esercito italiano, il quale, in base alla famigerata circolare 3C, emessa il 1° marzo 1942 dal generale Roatta*, potevano impiegare ogni mezzo per piegare la resistenza degli sloveni. I risultati di questa condotta sono tristemente noti: 13 mila uccisi, fra partigiani e civili; 26 mila deportati in campi di concentramento; 83 condanne a morte, 434 ergastoli, 2695 pene detentive per un totale di 25.459 anni.
*Mario Roatta insieme ad Angioy, al colonnello Santo Emanuele ed al maggiore Roberto Navale l'ideatore del piano per uccidere i fratelli Rosselli e numerosi antifascisti che avevano trovato asilo in paesi vicini. Sia il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano che il suo capo di gabinetto Filippo Anfuso sarebbero stati a conoscenza dell'operazione. Nel frattempo Roatta divenne generale di brigata. La filosofia della pulizia etnica era stata indicata nella circolare "3C dal generale Roatta.

8) Il colonialismo italiano –Del BOCA
Il tema della rimozione dei crimini sistematicamente commessi dall'Italia fascista nella costruzione del suo impero, in nome della "superiore civiltà italica" e della sua "missione civilizzatrice", in Africa (Libia, Etiopia, Somalia) e nei Balcani (Albania, Jugoslavia e Grecia). Massacri di civili, distruzione di interi villaggi, eliminazione delle élite intellettuali e politiche, uso di armi chimiche, distruzione delle colture e del bestiame per ridurre alla fame la popolazione, deportazioni e campi di concentramento con una mortalità che arrivò sino al 50% degli internati. Una serie di orrori, con un bilancio di morti, arrotondato per difetto, di 300.000 etiopi, 100.000 libici, 100.000 greci e 250.000 jugoslavi.

9) Le foibe  - spiega il Direttore del Centro Servizi Culturali e Bibliotecari  Mauro Vaglio-  “furono il prodotto di odi diversi : etnico, nazionale e ideologico . Come ha sintetizzato  lo storico triestino Roberto Spazzali, furono la risoluzione brutale di un tentativo rivoluzionario di annessione territoriale. Chi non ci stava, veniva eliminato. Ed il non averne parlato per tanti anni, è solo il frutto di una democrazia incompiuta, che ha caratterizzato la nascita della Repubblica Italiana, dopo la resa del fascismo”.
1) non ci fu alcun “assassinio” di massa di italiani;
2) non ci fu alcuna “pulizia” etnica;
3) le "bande comuniste del maresciallo Tito" storicamente non esistono perché si trattava dell'Esercito popolare di liberazione jugoslavo, facente parte a tutti gli effetti degli Alleati contro le forze dell'Asse;
4) gli "esuli" furono 350.000  e se ne andarono dalla Jugoslavia nel corso di vent'anni.

10) Angelo Del Boca  ) Per troppi decenni, sulle foibe, si sono scritte le menzogne più infami, dimenticando che nei Balcani il lavoro sporco lo hanno compiuto interamente gli italiani, seguendo le precise direttive dei più bei nomi del gotha dell’esercito di Mussolini. Era inevitabile, anche se oltremodo spiacevole, che alla fine del conflitto sulla frontiera orientale si sarebbe arrivati ad una resa dei conti. Contro il revisionismo storico in generale, e contro quello che ha dipinto le nostre imprese coloniali come missioni civilizzatrici, ho scritto una ventina di volumi, denunciando, per cominciare, l’impiego sistematico dei gas durante la guerra d’Etiopia, crimine sempre negato e ammesso soltanto nel 1998 dal Ministro della Difesa, generale Corcione.
Ho anche precisato, nei miei libri, che le guerre di conquista volute da Crispi, Giolitti e Mussolini, sono costate la vita di almeno 500 mila africani. Un progetto di legge, che porta il mio nome, per ricordare quelle vittime con l’istituzione di una giornata della memoria, giace negli archivi del Parlamento italiano e vi resterà per l’eternità.